In Italia, l’infedeltà coniugale ha subito una profonda trasformazione giuridica passando da reato a violazione di un dovere civile. Fino al 1968, l’adulterio era punito dal codice penale con il carcere, con una normativa fortemente discriminatoria: la moglie rischiava la prigione per un singolo rapporto extra-coniugale, mentre per il marito la punizione scattava solo in caso di concubinato pubblico.
Questa impostazione è stata superata grazie alla Corte Costituzionale tra il 1968 e il 1969, che ha stabilito come la fedeltà non debba essere difesa con le manette, rimuovendo lo Stato dalla sfera privata dei cittadini.
In questa puntata de “Il punto”, Elisa Garfagna analizza come attualmente, il tradimento rimane un dovere matrimoniale esplicito nel codice civile e può portare all’addebito della separazione, che comporta la perdita dell’assegno di mantenimento e dei diritti ereditari. A livello internazionale il quadro è frammentato: sebbene gran parte dell’Occidente lo abbia depenalizzato, esistono ancora stati (come alcuni negli USA) dove resta formalmente un reato, mentre in paesi che applicano versioni fondamentaliste della Sharia l’adulterio è usato come arma di controllo patriarcale, punibile con i lavori forzati o persino con la pena di morte.